La storia dell’aperitivo: le origini antiche di un rito

La storia dell’aperitivo: le origini antiche di un rito

La storia dell’aperitivo ha origini antiche che ne hanno fatto un rito intramontabile per molte generazioni e in tutte le epoche storiche. Ma iniziamo dal mondo ellenico: il famoso medico greco, Ippocrate, già nel V secolo a.c. consigliava a chi soffriva di disturbi di inappetenza di consumare una specifica bevanda a base di vino aromatizzata con erbe aromatiche e amare. Ippocrate certo non sapeva che quel gusto amaro sarebbe stata all’origine della creazione di una bevanda che sarebbe diventata protagonista di un vero e proprio fenomeno sociale.

La scoperta, nei secoli, di nuove spezie e erbe aromatiche (china, garofalo, rabarbaro, cannella, noce moscata) coadiuvò la creazione di bevande sempre più gustose e dai sapori delicati. Il primo “liquore” aperitivo nacque a Torino, nella capitale sabauda, nella bottega di Antonio Bendetto Carpano: fu lui che diede vita al “vermouth”, un vino aromatizzato con la china, da consumare prima dei pasti proprio per stimolare l’appetito. Il Vermouth divenne celebre grazie al largo consumo che ne faceva Vittorio Emanuele II, e con lui Garibaldi, Cavour. Il rito di bere un bicchiere di “vermouth” divenne una abitudine regale, legata all’aristocrazia.

L’evoluzione: l’aperitivo a base non vinosa

Nel 1815 il Signor Ramazzotti a Milano creò il primo aperitivo a base non vinosa ponendo in infusione nell’alcool ben 33 erbe aromatiche provenienti da tutto il mondo, erbe dalla Cina, dal Sudamerica, dalla Val d’Aosta. Questa scoperta venne seguita dalla invenzione del Signor Martini – produttore di vini torinese entrato in società con il commendator Rossi- che inizialmente creò un “moscato” aromatizzato e dolce soprattutto gradito alle signore . Il Martini Bianco divenne un must nei caffè della borghesia italiana, e prese piede anche la creazione del Signor Gaspare Campari a Novara – nel 1862 – il Bitter, sempre a base non vinosa e composto da una certa varietà di erbe lasciate a macerare.

L’aperitivo: fenomeno sociale

E’ nel Novecento che l’aperitivo di afferma come fenomeno sociale, proprio legato a quel rito di frequentare caffè tipico di politici, artisti e intellettuali. Ci si incontrava esclusivamente prima dei pasti principali, così come voleva il rito antico, per scambiarsi opinioni e dialogare sugli accadimenti socio-culturali. L’aperitivo diventava sempre più un rito legato ad una intellighenzia culturale tipica delle grandi città e delle capitali europee. Si gustava un Vermouth o un Campari accompagnandoli con piccoli stuzzichini: l’aperitivo diventava un gesto che preludeva al pasto vero e proprio, una occasione per intrattenere conversazioni.

L’aperitivo oggi

L’aperitivo oggi, come molti di noi lo conoscono, ha ben poco i quel rito antico ed elegante in voga nei primi del Novecento. Il concetto di aperitivo oggi si identifica con quello di un incontro più chiassoso, lontano dalla voglia di intrattenersi per una conversazione intellettuale. Negli anni ’80 l’aperitivo, in Italia, acquisisce un nuovo slancio: la “ Milano da bere” riprende la formula dell’ “happy hour” americano, dove al bicchiere di aperitivo ( che ormai non è più l’antico vermouth, o il campari) è fatto da attenti barman che mescolano tanti e diversi ingredienti e liquori per dar vita a sapori sempre nuovi e accattivanti. Nelle nostre città, oggi, è molto in voga la formula dell’“apericena” che purtroppo ha tolto molto del fascino antico al rito dell’aperitivo, facendolo diventare solo un momento in cui fare a meno di tornare a casa e preparare una cena e poter mangiare quanto più si può, aumentando la voglia di un altro bicchiere.

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